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Martin Volgger

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Fair Play

In den vergangenen Wochen kam es in Südtirol erneut zu bedenklichen Vorfällen im Jugendsport. So wurde etwa eine Jugendfußballmannschaft aus Freienfeld bei einem Spiel in Bozen bedroht. Erst kürzlich berichtete mir zudem die Mutter einer jungen Fußballerin, dass ein Trainer seine Spieler*innen zu unfairen Handlungen ermuntert habe.
Wenn so etwas von einem Trainer ausgeht, ist das besonders bedenklich – doch leider stammen ähnliche Verhaltensweisen auch häufig von Eltern und Zuschauern, wie ich selbst immer wieder beobachten konnte. Diese Ereignisse spiegeln eine Haltung wider, die mit echtem Sportgeist nichts zu tun hat.

Die Bedeutung von Fair-Play im Sport für unsere Gesellschaft

Bei der Diskussion um Fair-Play im Sport geht es um nicht weniger als um die Frage, welche Gesellschaftsform wir wollen. Wollen wir eine Ellenbogengesellschaft, in der es nur darum geht MIT ALLEN MITTELN zu siegen bzw. den höchsten Gewinn zu erzielen, oder wollen wir eine Gesellschaft, in der der faire Konkurrenzkampf, ausgefochten mit fairen Mitteln, zählt.

Fair Play steht für Respekt, Toleranz und Selbstbeherrschung – Werte, die der Sport vermitteln sollte und die weit über das Spielfeld hinausreichen, denn es geht um ein faires Miteinander hier in Südtirol und in der ganzen Welt.

Gerade im Nachwuchsbereich geht es um die Vermittlung dieser Werte, es geht um Persönlichkeitsbildung, Teamgeist und Freude an der Bewegung – nicht um Pokale oder Tabellenplätze. Und ja: Der Wille zu gewinnen steht keineswegs im Widerspruch zu Fair Play.

Eltern, Trainer, Vereine und Zuschauer tragen dabei eine entscheidende Verantwortung. Kinder und Jugendliche orientieren sich am Verhalten der Erwachsenen. Wenn diese den Gegner beleidigen, Schiedsrichter beschimpfen oder nur das Ergebnis zählen lassen, übernehmen junge Menschen diese Haltung.

Der wahre Sieg ist jener, den man mit Anstand erringt. Deshalb mein/unser Appell (Netzwerk für Sportpsychologie und Mentaltraining) an alle Sportvereine: Lippenbekenntnisse zu Fair Play reichen nicht aus. Setzt die Werte von Respekt und fairem Miteinander an erste Stelle – und zwar nicht nur in Worten, sondern vor allem in Taten.

Martin Volgger
Sportpsychologe / Psychotherapeut
Netzwerk für Sportpsychologie und Mentaltraining


Fair Play invece di falso agonismo – un appello al mondo sportivo dell’Alto Adige

Nelle ultime settimane si sono verificati in Alto Adige nuovi episodi preoccupanti nello sport giovanile. Una squadra di calcio giovanile di Campo di Trens è stata minacciata durante una partita a Bolzano. Di recente, inoltre, una madre mi ha raccontato che l’allenatore di sua figlia aveva incoraggiato i ragazzi a comportamenti scorretti. Quando simili atteggiamenti provengono da un allenatore, è particolarmente allarmante – ma purtroppo comportamenti di questo tipo nascono spesso anche da parte di genitori e spettatori, come ho potuto osservare più volte personalmente. Questi episodi riflettono un atteggiamento che non ha nulla a che vedere con il vero spirito sportivo.

L’importanza del Fair Play nello sport per la nostra società

Discutere di Fair Play nello sport significa affrontare una questione fondamentale: che tipo di società vogliamo essere?
Vogliamo una società competitiva, in cui conta soltanto vincere a tutti i costi o ottenere il massimo profitto? Oppure vogliamo una comunità in cui prevale la competizione leale, combattuta con mezzi corretti e rispettosi?

Il Fair Play rappresenta rispetto, tolleranza e autocontrollo – valori che lo sport dovrebbe trasmettere e che vanno ben oltre il campo di gioco, perché riguardano una convivenza leale e rispettosa, qui in Alto Adige e in tutto il mondo.

Soprattutto nello sport giovanile è fondamentale trasmettere questi valori: formazione della personalità, spirito di squadra e gioia del movimento – non trofei o posizioni in classifica.
E sì: la volontà di vincere non è affatto in contraddizione con il Fair Play.

Genitori, allenatori, società sportive e spettatori hanno una responsabilità decisiva. Bambini e giovani si orientano al comportamento degli adulti. Se questi offendono gli avversari, insultano gli arbitri o danno importanza solo al risultato, i giovani tenderanno a riprodurre lo stesso atteggiamento.

La vera vittoria è quella conquistata con dignità.
Per questo il mio – o meglio, il nostro – appello (Rete per la Psicologia dello Sport e l’Allenamento Mentale) è rivolto a tutte le società sportive: le dichiarazioni di principio sul Fair Play non bastano.
Mettete i valori del rispetto e della correttezza al primo posto – non solo a parole, ma soprattutto nei fatti.

Martin Volgger
Psicologo dello sport / Psicoterapeuta
Rete per la Psicologia dello Sport e l’Allenamento Mentale

(tradotto da chatCPT)